Giovanni Boccaccio, Decameron. Джованни Бокаччо. Декамерон. Аудиокнига на итальянском языке

  "Декамерон" Джованни Бокаччо - одна из самых популярных книг итальянской литературы. Причем  в ряду самых издаваемых она находится непосредственно с начала книгопечатания. И таковой остается по сей день.

  Десять молодых людей, запертые чумой в небольшой деревне обмениваются устными рассказами. Веселыми, грустными, трогательными, трагичными. За десять дней карантина их набралось ровно сто.

  Послушайте в оригинале на итальянском языке вторую историю первого дня вынужденного плена:

Giovanni Boccaccio, Decameron. Novella 2. Джованни Бокаччо. Декамерон. Аудиокнига на итальянском языке. Новелла 2.

  Ниже приведена ссылка на все сто новелл цикла "Декамерон" на итальянском языке в аудиоформате:

 

Giovanni Boccaccio - Decameron
NOVELLA SECONDA

Abraam giudeo, da Giannotto di Civignì stimolato, va in corte di Roma; e veduta la malvagità de’ cherici, torna a Parigi e fassi cristiano.

La novella di Panfilo fu in parte risa e tutta commen data dalle donne; la quale diligentemente ascoltata e al
suo fine essendo venuta, sedendo appresso di lui Neifile, le comandò la reina che, una dicendone, l’ordine dello incominciato sollazzo seguisse. La quale, sì come colei che non meno era di cortesi costumi che di bellezza ornata, lietamente rispose che volentieri, e cominciò in questa guisa.
Mostrato n’ha Panfilo nel suo novellare la benignità di Dio non guardare a’ nostri errori, quando da cosa che
per noi veder non si possa procedano; e io nel mio intendo di dimostrarvi quanto questa medesima beni-
gnità, sostenendo pazientemente i difetti di coloro li quali d’essa ne deono dare e colle opere e colle parole
vera testimonianza, il contrario operando, di sé argomento d’infallibile verità ne dimostri, acciò che quello
che noi crediamo con più fermezza d’animo seguitiamo.
Sì come io, graziose donne, già udii ragionare, in Parigi fu un gran mercatante e buono uomo, il quale fu chiamato Giannotto di Civignì, lealissimo e diritto e di gran traffico d’opera di drapperia; e avea singulare amistà con uno ricchissimo uomo giudeo, chiamato Abraam, il qual similmente mercatante era e diritto e leale uomo assai. La cui dirittura e la cui lealtà veggendo Giannotto, gl’incominciò forte ad increscere che l’anima d’un così valente e savio e buono uomo per difetto di fede andasse a perdizione. E per ciò amichevolmente lo cominciò a pregare che egli lasciasse gli errori della fede giudaica e ritornasse alla verità cristiana, la quale egli poteva vedere, sì come santa e buona, sempre prosperare e aumen-
tarsi; dove la sua, in contrario, diminuirsi e venire al niente poteva discernere.
Il giudeo rispondeva che niuna ne credeva né santa né buona fuor che la giudaica, e che egli in quella era nato e in quella intendeva e vivere e morire; né cosa sarebbe che mai da ciò il facesse rimuovere. Giannotto non stette per questo che egli, passati alquanti dì, non gli rimovesse simiglianti parole, mostrandogli, così grossa mente come il più i mercatanti sanno fare, per quali ragioni la nostra era migliore che la giudaica. E come che il giudeo fosse nella giudaica legge un gran maestro, tuttavia, o l’amicizia grande che con Giannotto avea che il movesse, o forse parole le quali lo Spirito Santo sopra la lingua dell’uomo idiota poneva che sel facessero, al giudeo cominciarono forte a piacere le dimostrazioni di Giannotto; ma pure, ostinato in su la sua credenza, vol ger non si lasciava.
Così come egli pertinace dimorava, così Giannotto di sollecitarlo non finava giammai, tanto che il giudeo, da
così continua instanzia vinto, disse:
– Ecco, Giannotto, a te piace che io divenga cristiano, e io sono disposto a farlo, sì veramente che io voglio in prima andare a Roma, e quivi vedere colui il quale tu dì che è vicario di Dio in terra, e considerare i suoi modi e i suoi costumi e similmente dei suoi fratelli cardinali; e se essi mi parranno tali che io possa tra per le tue parole e per quelli comprendere che la vostra fede sia migliore che la mia, come tu ti se’ ingegnato di dimostrarmi, io farò quello che detto t’ho; ove così non fosse, io mi rimarrò giudeo come io mi sono.
Quando Giannotto intese questo, fu in sé stesso oltre modo dolente, tacitamente dicendo:
– Perduta ho la fatica, la quale ottimamente mi parea avere impiegata, credendomi costui aver convertito; per
ciò che, se egli va in corte di Roma e vede la vita scelera ta e lorda de’ cherici, non che egli di giudeo si faccia cristiano, ma, se egli fosse cristiano fatto, senza fallo giu deo si ritornerebbe.
E ad Abraam rivolto disse:
– Deh, amico mio, perché vuoi tu entrare in questa fatica e così grande spesa, come a te sarà d’andare di qui a Roma? senza che, e per mare e per terra, ad un ricco uomo come tu se’, ci è tutto pien di pericoli. Non credi tu
trovar qui chi il battesimo ti dea? E, se forse alcuni dubbi hai intorno alla fede che io ti dimostro, dove ha mag- giori maestri e più savi uomini in quella, che son qui, da poterti di ciò che tu vorrai o domanderai dichiarire? Per le quali cose al mio parere questa tua andata è di soperchio. Pensa che tali sono là i prelati quali tu gli hai qui potuti vedere e puoi, e tanto ancor migliori quanto essi son più vicini al pastor principale. E perciò questa fatica, per mio consiglio, ti serberai in altra volta ad alcuno perdono, al quale io per avventura ti farò compagnia.
A cui il giudeo rispose:
– Io mi credo, Giannotto, che così sia come tu mi favelli, ma, recandoti le molte parole in una, io son del tut-
to (se tu vuogli che io faccia quello di che tu m’hai cotanto pregato) disposto ad andarvi, e altramenti mai non
ne farò nulla.
Giannotto, vedendo il voler suo, disse:
– E tu va con buona ventura –; e seco avvisò lui mai non doversi far cristiano, come la corte di Roma veduta
avesse; ma pur, niente perdendovi, si stette.
Il giudeo montò a cavallo e, come più tosto potè, se n’andò in corte di Roma, là dove pervenuto dà suoi giudei fu onorevolmente ricevuto. E quivi dimorando, senza dire ad alcuno per che andato vi fosse, cautamente cominciò a riguardare alle maniere del papa e de’ cardinali e degli altri prelati e di tutti i cortigiani; e tra che egli s’accorse, sì come uomo che molto avveduto era, e che egli ancora da alcuno fu informato, egli trovò dal maggiore infino al minore generalmente tutti disonestissimamente peccare in lussuria, e non solo nella naturale,ma ancora nella soddomitica, senza freno alcuno di rimordimento o di vergogna, in tanto che la potenzia delle meretrici e de’ garzoni in impetrare qualunque gran cosa non v’era di picciol potere. Oltre a questo, universalmente gulosi, bevitori, ebriachi e più al ventre serventi a guisa d’animali bruti, appresso alla lussuria, che ad altro, gli conobbe apertamente.
E più avanti guardando, in tanto tutti avari e cupidi di denari gli vide, che parimente l’uman sangue, anzi il
cristiano, e le divine cose, chenti che elle si fossero, o a’sacrifici o a’ benefici appartenenti, a denari e vendevano e comperavano, maggior mercatantia faccendone e più sensali avendone che a Parigi di drappi o di alcun’altra cosa non erano, avendo alla manifesta simonia «procureria» posto nome, e alla gulosità «sustentazioni», quasi Iddio, lasciamo stare il significato de’ vocaboli, ma la ’ntenzione de’ pessimi animi non conoscesse, e a guisa degli uomini a’ nomi delle cose si debba lasciare ingannare. Le quali cose, insieme con molte altre le quali da
tacer sono, sommamente spiacendo al giudeo, sì come a
colui che sobrio e modesto uomo era, parendogli assai
aver veduto, propose di tornare a Parigi, e così fece. Al
quale, come Giannotto seppe che venuto se n’era, niuna
cosa meno sperando che del suo farsi cristiano, se ne
venne, e gran festa insieme si fecero; e, poi che riposato
si fu alcun giorno, Giannotto il domandò quello che del
santo padre e de’ cardinali e degli altri cortigiani gli pa-
rea.
Al quale il giudeo prestamente rispose:
– Parmene male, che Iddio dea a quanti sono; e di co-
ti così che, se io ben seppi considerare, quivi niuna san-
tità, niuna divozione, niuna buona opera o essemplo di
vita o d’altro in alcuno che cherico fosse veder mi parve;
ma lussuria, avarizia e gulosità, fraude, invidia e super
bia e simili cose e piggiori (se piggiori essere possono in
alcuno) mi vi parve in tanta grazia di tutti vedere, che io
ho più tosto quella per una fucina di diaboliche opera-
zioni che di divine. E per quello che io estimi, con ogni
sollecitudine e con ogni ingegno e con ogni arte mi pare
che il vostro pastore, e per consequente tutti gli altri, si
procaccino di riducere a nulla e di cacciare del mondo la
cristiana religione, là dove essi fondamento e sostegno
esser dovrebber di quella.
E per ciò che io veggio non quello avvenire che essi
procacciano, ma continuamente la vostra religione au-
mentarsi e più lucida e più chiara divenire, meritamente
mi par di scerner io Spirito Santo esser d’essa, sì come di
vera e di santa più che alcun’altra, fondamento e soste-
gno. Per la qual cosa, dove io rigido e duro stava a’ tuoi
conforti e non mi volea far cristiano, ora tutto aperto ti
dico che io per niuna cosa lascerei di cristian farmi. An-
diamo adunque alla chiesa: e quivi, secondo il debito co-
stume della vostra santa fede, mi fa battezzare.
Giannotto, il quale aspettava dirittamente contraria
conclusione a questa, come lui così udì dire fu il più
contento uomo che giammai fosse. E a Nostra Dama di
Parigi con lui insieme andatosene, richiese i cherici di là
entro che ad Abraam dovessero dare il battesimo.
Li quali, udendo che esso l’addomandava, prestamen-
te il fecero: e Giannotto il levò del sacro fonte e nomi-
nollo Giovanni; e appresso a gran valenti uomini il fece
compiutamente ammaestrare nella nostra fede la quale
egli prestamente apprese, e fu, poi buono e valente uomo e di santa vita.
Слушайте все новеллы "Декамерон" на итальянском языке: